You don't need to ask for more

Ginevra stamattina mi si è accucciolata addosso.
Ieri sera è crollata dal sonno alle otto e stamattina la sua sveglia si è attivata alle sei.
Dopo un giretto in cucina l'ho portata con noi e ha cercato il contatto, stretto, avvinghiandosi.
E io ho accettato con un silenzioso sorriso questa richiesta di amore.

Se mi avessero descritto questa scena un anno fa, io avrei risposto: sì, ok, molto tenero, ma i bambini non devono stare nel lettone.
E invece, si cambia. Forse non si arriva a cambiare sè stessi, ma si può cambiare la visione delle cose che ci girano intorno, siano oggetti o sentimenti e quindi i relativi comportamenti. Ed è così che alcune parti del nostro io, pezzi di passato che hanno abitato in noi, visti nel presente possono apparire sbiaditi, arrugginiti.

La ruggine. Nessuno vi si può sottrarre, perché è figlia del tempo. Ci arrugginiamo piano piano dentro e fuori. C'è chi combatte contro i segni del tempo e chi li accetta come un fatto naturale, come il debito che ognuno di noi contrae alla nascita, in quell'istante in cui il pancione si sgonfia e siamo fuori, inconsapevoli, infreddoliti, ma nuovi.

Ruggine è anche il titolo di un film. Per me brutto e incompiuto, un film che non abbiamo visto finire, esattamente 365 sere fa. Un film interrotto per far posto ad Adelaide e alla sua voglia di manifestarsi, di farsi nuova tra noi, accettando senza averne coscienza, per natura, la ruggine come parte del nostro cammino.

E allora auguri Adelaide, in anticipo di un giorno, perchè mi va così..auguri Dada, per il tuo primo anno di vita e di "ruggine", arrivata tra noi per continuare a fare festa quando le altre feste sono finite.

Continua a crescere così, e come canta Elisa, "...you don't need to ask for more..."

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