mercoledì 16 novembre 2016

ON the shoulders (di nuovo)

Estate 2014, Barolo, Collisioni Festival, due ore abbondanti di concerto di Elisa con Ginevra in spalletta, due anni e molti chili di meno.

Autunno 2016, ieri, Genova, ON Tour 2016, la cantante è la stessa (cantante, ballerina, autrice, performer, una piccola Madonna), ma questa volta ho preso due posti a sedere perché "Ginevra, non ce la faccio a tenerti tutto il concerto in spalla, magari andiamo giù per le ultime canzoni, ok?"
"Sì sì".

Ci accomodiamo, inganniamo l'attesa con qualche video di incidenti di macchine (le piacciono, cosa posso farci? E' una bimba splatter), lei mi dice "ma Elisa è in ritardo?". E valle a spiegare che i concerti non cominciano mai all'ora indicata sul biglietto, ma i Funs vogliono essere lì, comunque, prima. Sgranocchiamo due patatine (anzi venti lei, una io), al primo abbassamento di luci vedo scattare il suo sguardo, le dico "vedrai che quando diventa tutto buio tutti fanno uoowowwow...lo facciamo anche noi?" "No". Che non è no di scarso entusiasmo, è uno no che suona come "papà, io non le faccio queste cose da cretini". Ah.

Alle 21:29 Elisa schiaccia il tasto ON e lo show comincia. E' uno show ben costruito, noi seguiamo con attenzione timida, e a metà della prima canzone Ginevra mi guarda e mi sussurra, "papi quando andiamo giù?". Io sento già una fitta al collo e provo a resistere, ma la verità è che non vedo l'ora di scendere, non vedevo l'ora che me lo chiedesse, anzi ho organizzato tutto perchè arrivasse questo momento, prenderla in spalletta e andare il più vicino possibile a quel palco rotondo, per vivere la serata alla grande.

E così, eccoci, scendiamo, mano nella mano, zaino con palloncini, e in pochi secondi siamo lì, tra la folla. Salto e sento che saltella anche lei, la intravedo alzando lo sguardo che mi fa segno di sì con la testa, il segnale concordato per dire che va tutto bene e si sta divertendo. A metà concerto torniamo a sederci, passiamo il momento tristezza con brevissima crisi di pianto (Yashal, Alleluja, Almeno tu nell'universo, tutte di fila, comprensibile per una bimba che ha appena fatto sei anni), il sonno passate le 22:30 si fa sentire e le faccio la domanda che non vorrei farle: "se sei stanca possiamo andare, sei stata bravissima, anche se il concerto non è finito, ti capisco..." (retropensiero: no dai...andiamo via senza sentire Together, Rainbow e Cure Me? Ma che scherziamo?). Lei dapprima dice sì, sono stanca, e allora ci prepariamo per uscire in bagno sulle note di With The Hurt... ci provo: "quindi andiamo via, ok?". A quel punto ha un'illuminazione, vede la pietas nei mie occhi, sembra regagita, e dice "no, rientriamo!".

Spalletta, dal palco? Sì. Ok! siamo già vestiti, ho già la giacca ma non voglio perdere tempo per toglierla,so che avrò un caldo pazzo ma non importa, corriamo sorridendo verso quelle luci e quella voce mentre attacca "c'è, un principio di magia, tra gli ostacoli del cuore..."
Siamo ancora ON, dentro il concerto, e ci sentiamo vivi.

Il finale è Cure me, e voglio saltare più alto che posso, le chiedo se vuole saltare altissima, la risposta la so già, questa canzone è fatta apposta per prendere il tempo e poi balzare, cure me, cure me you know I would die for it...

Foto scatta da Ginevra dall'alto delle mie spalle :-)

giovedì 3 novembre 2016

La terza infanzia

Non le piacciono i compiti in cui bisogna tratteggiare lettere e numeri, li detesta proprio, preferisce scrivere in totale libertà. Fa i capricci se c'è il riso nel piatto. Non le piacciono i pomodori, ne mangia pochi e solo quelli dell'orto. Quasi tutto il resto lo mangia, ma è un po' troppo schizzinosa per i miei gusti. Si veste e sveste da sola, si lava da sola. Va matta per Frozen e la colonna sonora, ma anche per Vorrei ma non Posto, e negli occhi di papà per Elisa e per la Sampdoria. Quando descrive una situazione accaduta, fa la scenetta e replica i gesti intitolando nomi e azioni. Alcune cose le dice sottovoce, con la mano sulla bocca, pensando davvero che gli altri non sentano. Sgrida la sorella imitando le nostre voci e i gesti. Intuisce dal mio tono di voce se sono sereno o arrabbiato. Ormai da tempo va in bici senza rotelle, in camper vorrebbe dormire nel letto di sopra ma non protesta perché vuole troppo bene ad Adelaide. Non la entusiasma camminare, è bravissima a basket, per quest'anno ci "accontentiamo" di ginnastica artistica: dopo il primo allenamento di prova avrebbe voluto una coppa, chissà se un giorno ne vincerà davvero una. Sta migliorando nel disegno fine, sempre meno grossolana e sempre più precisa nei confini dei disegni e nella scelta dei colori. E' altissima. Ha dei capelli foltissimi, ci metto una vita ad asciugarli col phon, lei non me lo dirà mai ma il momento dell'asciugatura le piace, anche se dopo un po' si stufa e se sono ancora umidi e bisogna ripassarli fa i versacci. Vuole fare i buchi all'orecchio per mettere gli orecchini, si è organizzata con la mamma per chiedermelo allo sfinimento fino al mio sì, e quando ho accettato ha cominciato ad avere paura ("una mia amica ha detto che fa male"). Eh sì, ha le sue amichette, e anche un, ehm, ehm cough, cough, amichetto. E' una guida, un faro, per Adelaide, che aspetta che sia la prima a decidere e poi si adegua, la segue come un'ombra. Lei tiene molto al suo ruolo di sorella maggiore, è la sua custode, la difende quando la sgridiamo, la consola quando piange, ride alle sue battute e alle sue piccole follie.

Non sarà speciale agli occhi del mondo, non farà cose che altri bimbi non fanno, ma ogni passo che ha mosso gliel'ho visto muovere, ogni lacrima che ha versato l'ho vista cadere, ad ogni gioco con cui ha giocato, ho giocato anche io, ogni foglio che ha colorato l'ho guardato con attenzione, ad ogni sorriso che mi ha fatto ho sorriso di rimando, dopo ogni sgridata abbiamo fatto pace...

...c'è qualcosa di più compiuto, definitivo e totalizzante nella vita?

Auguri mia cara primogenita...:-)


venerdì 30 settembre 2016

Mamma voglio la coppa (e la coppa gelato)



Una cosa non ancora raccontata qui, ma meritevole.
Abbiamo intrapreso il lungo percorso verso l'oro olimpico.

Due settimane fa, primo giorno di ginnastica artistica, per entrambe.
Prima lezione aperta anche ai genitori. La mamma rimane a guardarle, fa due foto, loro sgambettano, fanno due capriole, due corse, una trave.
Finita l'ora, vanno a cambiarsi (da sole), escono e si avviano verso l'uscita.
Ginevra si immobilizza, e timidamente chiede alla mamma: "ma, mamma...non ci hanno dato niente?"
Mamma che giustamente non capisce la richiesta: "in che senso amore?"
Ginevra, ancora più immobile e timida, punta lo sguardo verso una bacheca e dice: "una di quelle coppe, io la volevo..."

Voleva la coppa dopo la prima lezione :-D :-D :-D :-D

Quando me l'hanno raccontata, giusto perché non avrei riso abbastanza, Adelaide aggiunge: "io invece volevo la coppa gelato" :-D :-D :-D :-D

mercoledì 14 settembre 2016

14 Settembre 2016

Il primo giorno di scuola della prima elementare:  non ricorderemo, negli anni a venire, il giorno esatto, ma ricorderemo cosa c’è stato dentro, e dietro, con quali bagagli Ginevra è arrivata fino ad oggi, fino alla soglia di un viaggio che durerà 8 anni,  due cicli scolastici “dell’obbligo” che la condurranno nel pieno dell’adolescenza.
Ci entra bambina, uscirà quasi adulta.

A questo banco l’abbiamo accompagnata noi, niente di miracoloso, niente di strano, niente che anche tutti (o quasi) gli altri genitori abbiano già fatto, fanno o faranno. Vero, sì. Però poi leggi nelle cronache di una madre che sapeva delle violenze subite dalla figlia e ha taciuto, leggi di una coppia di eroinomani trovati in overdose con a fianco il figlio di quattro anni, e allora pensi che arrivare a questo giorno e a questo banco, di fronte ad una lavagna e ad una cattedra, non sia così scontato. E ancor di più arrivarci in salute e con una famiglia alle spalle su cui poter contare.

Andare a scuola e andarci così, è una vera fortuna. Ginevra sembra ben predisposta ad imparare, ad apprendere, ma non ci stancheremo mai di ripeterle quanto importante sia, quanto prezioso sia avere il diritto di potersi sedere in un’aula e diventare grandi, leggere, scrivere, far di conto, concretizzare i pensieri, farli propri, formarsi nella mente progetti e opinioni.

Una delle lezioni di mia nonna: mi è sempre dispiaciuto non poter proseguire negli studi, perché mi piaceva così tanto conoscere, studiare, imparare. Perché, aggiungo io, la scuola non è uno scoglio da superare, ma una nave su cui imbarcarsi per poterli superare, quegli scogli.

Con questo pensiero stiamo portando, questa mattina, Ginevra al suo primo giorno: sperando che nella sua vita non manchi mai la volontà, il desiderio di applicarsi in ogni cosa che farà, e di confrontarsi con ogni spigolatura che incontrerà sul suo cammino.

Pescando tra i ricordi...com'eri...








giovedì 1 settembre 2016

Nessun tabù

- Mamma, ma muore prima papà o te?

Lo ha chiesto davvero, Ginevra, alla mamma, a freddo. Senza preamboli, senza aver avuto contatti con la morte, forse frullando nella sua testa qualche pensiero e trovando poi il coraggio di chiedere.

Rispondere ad una domanda del genere vuol dire addentrarsi in un territorio liquido.
Noi abbiamo sempre, sempre, sempre scelto la strada della realtà e della chiarezza, quando si tratta di argomenti di un certo peso. La risposta è stata in linea con questa strategia: non lo sappiamo di preciso, probabilmente saremmo entrambi vecchietti, ma non possiamo sapere chi morirà prima. Ogni vita ha un suo tempo, e vale per tutto. Persone, animali, piante, stelle. Alcuni vivono poco (per esempio la nostra povera tartaruga...), alcuni un po' di più, altre cose vivono tantissimo, come le stelle, che sono lì da prima che nascessimo e saremo lì quando non ci saranno più i figli dei nostri figli...

La morte è qualcosa di reale, di vero, è l'unica certezza che abbiamo insieme a quella di esser nati. Inutile essere evasivi (aldilà del proprio credo), allontanare il pensiero. Rispondere "non ci pensare" poteva essere un modo per tagliare il discorso, ma a Ginevra sarebbe rimasto il gusto del dubbio.

Di morte avevamo già parlato in famiglia. Qui e qui.
Io spero che non ci saranno mai, da noi, argomenti tabù.
Spero di poter parlare di tutto con le mie figlie, anche quando saranno più grandi, quando finiranno il percorso scolastico che Ginevra sta per cominciare, quando forse preferiranno chiudersi a riccio piuttosto che parlare apertamente col papà, anzi col padre.

Spero, e coltivo questa speranza, come si coltivano i fiori, perchè come direbbe Munch, dal mio corpo morto nasceranno dei fiori, e io sarò in loro, e questa è l'eternità!